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lunedì 12 luglio 2021

UNA MATURITÀ DAVVERO SPECIALE: MICHELE GALBIATI CANTA ALL'EINAUDI UN PEZZO DI TOMAS MENDEZ

 Di sicuro, quanto a vena artistica e pathos, Michele Galbiati avrebbe meritato il cento con la lode, perché non è da tutti cantare alla maturità. Al massimo del punteggio, in realtà, è andato molto vicino ed il fatto che gli siano stati attribuiti “solo” novantasette centesimi è questione puramente matematica, in quanto Michele ha svolto buona parte delle superiori, ma pure le elementari e le medie, da privatista ed è approdato al corso sociosanitario dell'IIS “L. Einaudi” in quarta, dopo aver affrontato, in altre scuole, le prove relative alle classi precedenti. Ecco spiegato il credito insufficiente per il voto pieno, malgrado il bonus, assegnatogli, all'unanimità, dalla commissione. Ma tralasciamo i numeri ed arriviamo al punto: Michele possiede uno straordinario carisma ed è figlio d'arte. I suoi genitori sono musicisti e lui ha le carte in regola per portare avanti la tradizione di famiglia. Sta per ultimare il conservatorio ed ha voluto concludere l'esame di Stato, intonando e suonando “Cucurrucucu paloma”. L'ha fatto, ovviamente, al termine del colloquio standard, in cui ha presentato un elaborato impegnativo dal titolo ampolloso ("La condizione del malato di psicosi acuta, il suo rapporto con l'ambiente, le difficoltà assistenziali ed il ruolo dei servizi socio-sanitari"), ha analizzato la celeberrima “X Agosto” di Giovanni Pascoli ed ha affrontato la parte interdisciplinare. Con l'esibizione, ha commosso il presidente Michele Bardelli dell'IIS “G. Galilei” di Crema ed alcuni dei commissari della quinta Bs: Francesco Capodieci (Diritto), Gabriella Castellini (Igiene), Gianluca Ferrari (Italiano e Storia), Paola Galimberti (Matematica), Marialuisa Mozzi (Psicologia) e Francesca Savoini (Francese). “Posso definirmi un melomane – ci spiega Galbiati - mi sono avvicinato alla lirica da autodidatta: ero appena tredicenne. Successivamente, ho approfondito la tecnica, con l'aiuto di vari maestri, tra cui Enrica Fabbri, quella attuale. Il mio primo amore è però stato la chitarra: avevo soltanto sei anni quando mio papà Fernando ha iniziato a prepararmi per l'ammissione al Conservatorio “G. Verdi” di Milano, dove, pur essendo cremonese di nascita, ho vissuto dal 2006 al 2018, prima di tornare a Vescovato e di proseguire gli studi, in città, presso l’Istituto musicale “C. Monteverdi”, con il docente Francesco Molmenti. Nel mio percorso decisamente atipico, ho sempre eseguito, alla fine di ogni anno scolastico, un breve “saggio” strumentale. Stavolta, ho aggiunto la parte canora, scegliendo un brano strappalacrime, che parla di un uomo che muore, per essere stato abbandonato dell'amata. L'ho interpretato nella versione originale spagnola di Tomas Mendez, di cui Franco Battiato fa una citazione decontestualizzata, nell'album “La voce del padrone”. Ho così reso omaggio al cantautore catanese recentemente scomparso e ringraziato i miei professori”. Preso il diploma, Michele, che ha un canale YouTube per i followers, si è buttato a capofitto in audizioni, corsi, concerti. Durante l'estate, il ragazzo si dedicherà ad un master ed ai libri, in vista della sessione autunnale e dell’agognata laurea. Da “grande”, beh, farà l'artista, naturalmente, mentre, in età più matura, vorrebbe salire in cattedra, per trasmettere la sua passione alle nuove leve. E sarà un successo, perché Galbiati ha talento da vendere.




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